Videosorveglianza privata

Videosorveglianza privata: le 6 regole da seguire

Videosorveglianza privata: è consentita?

In contesti di carattere personale o domestico è consentito attivare sistemi di videosorveglianza a tutela della sicurezza di persone o beni senza alcuna autorizzazione e formalità – diversamente da quanto previsto per la videosorveglianza sul posto di lavoro – purché ci si attenga alle 6 regole stabilite dal Garante per la protezione dei dati personali.

Videosorveglianza privata: le 6 regole del Garante

1. Limitarsi alle aree di propria esclusiva pertinenza

La prima regola impone che le telecamere «siano idonee a riprendere solo aree di propria esclusiva pertinenza». Il che implica che la zona videosorvegliata non si estenda a luoghi esterni alla propria proprietà privata e alle sue immediate vicinanze. Non si deve, quindi, valicare il diritto alla riservatezza dei vicini.

2. Tutelare i terzi

La seconda regola del Garante obbliga ad attivare «misure tecniche per oscurare porzioni di immagini» in tutti quei casi in cui, per tutelare adeguatamente la sicurezza propria o dei propri beni, risulti «inevitabile riprendere parzialmente anche aree di terzi».

Un accorgimento potrebbe essere quello di puntare la telecamera verso il basso o, ancora, quello di pixellare le parti di inquadratura che superano i confini di propria esclusiva pertinenza. Il rischio è quello di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.)

3. Chiedere il consenso per le servitù di passaggio

La servitù di passaggio è un diritto reale di godimento previsto dalla legge, quale consente al titolare di un fondo di passare su di un fondo altrui per accedere al proprio.

La quarta regola è relativa a questi specifici casi e sancisce che: chi intende attivare un sistema di videosorveglianza privata deve acquisire «formalmente» – quindi, in modo esplicito e possibilmente per iscritto – il consenso di chi esercita suddetto diritto di passaggio. È sufficiente che questo venga fornito solo «una tantum» (una volta per tutte), senza necessità di rinnovo.

Si ricorda che, in base alla normativa sulla privacy, tutte le aree videosorvegliate (tranne l’interno delle abitazioni private) devono essere corredate di adeguata informativa (come l’apposita cartellonistica) affinché chiunque stia per accedere al raggio d’azione della telecamera ne sia consapevole.

4. Non riprendere aree condominiali comuni o di terzi

La quarta regola proibisce l’uso di telecamere private in spazi «condominiali comuni o di terzi» (come il pianerottolo, le scale, il cortile, ecc.). Ciò perché l’installazione di telecamere nel condominio non attiene al singolo condomino, deve bensì avvenire con delibera dell’assemblea condominiale e sottostare a specifici limiti (come quello relativo al tempo di conservazione dei filmati non superiore a 7 giorni).

A tal proposito, tuttavia, si citano due note sentenze della Cassazione (n. 27223/2022 e n. 71/2013), quali hanno ritenuto legittimo il comportamento di un condomino che, per evitare danneggiamenti alla propria auto parcheggiata nel cortile condominiale, aveva puntato una telecamera dal proprio balcone in direzione del veicolo in questione. La Corte ha deliberato partendo dall’assunto secondo cui l’impiego della videosorveglianza a scopo protettivo è un diritto che non si può comprimere, ma che va comunque contemperato con la riservatezza degli altri condomini. Di qui la necessità di attuare la regola numero 2.

5. Non riprendere aree pubbliche

Nella quinta regola il Garante stabilisce che i sistemi di videosorveglianza privata non possono filmare le «aree pubbliche», come le strade e le piazze, le «aree aperte al pubblico», come i cinema e i musei, e finanche le «aree di pubblico passaggio», quindi le zone che, pur essendo di proprietà privata, sono aperte al pubblico transito, come i portici cittadini e i passaggi per accedere ai negozi.

Soltanto gli enti pubblici, come i Comuni e le forze dell’ordine, possono installare telecamere in tali aree per motivi di controllo del territorio e di prevenzione dei reati.

6. Non diffondere le riprese

La sesta e ultima regola vieta la «comunicazione a terzi» e la «diffusione» delle immagini registrate mediante i dispositivi di videosorveglianza privata. Il che significa che è considerata illecita sia la condivisione tramite sistemi di messaggistica istantanea come WhatsApp, sia la divulgazione data dalla pubblicazione sul web, che siano siti internet o profili social, che si tratti di streaming in differita o in diretta.