Tipi di licenziamento

Tipi di licenziamento: un’analisi dettagliata

Il licenziamento è un provvedimento attraverso cui il datore di lavoro interrompe il rapporto professionale con uno o più dipendenti. Le dimissioni, al contrario, sono un atto di rinuncia da parte del lavoratore, il quale recede dal contratto di lavoro. In questo articolo esamineremo i tipi di licenziamento.

Tipi di licenziamento: le macroaree

Le tipologie di licenziamento possono distinguersi, in base alla ragione che le determina, in 2 macrocategorie.

  1. Motivi riguardanti la condotta del lavoratore:
  • licenziamento per giusta causa;
  • licenziamento per giustificato motivo soggettivo.
  1. Motivi riguardanti l’attività produttiva e organizzativa dell’azienda:
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo;
  • licenziamento collettivo.

Tipi di licenziamento: le cause disciplinari

Un licenziamento motivato dalla condotta del dipendente è detto licenziamento disciplinare, si stratta cioè dell’ultima fase di una procedura disciplinare volta a sanzionare il mancato rispetto dei doveri professionali, delle norme imposte dai CCNL (Contatti Collettivi Nazionali del Lavoro) o della legge.

La giusta causa

Il licenziamento per giusta causa – o, comunemente, licenziamento in tronco – è la conseguenza di un comportamento grave a tal punto da rendere impossibile la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro.

Con questo tipo di provvedimento il lavoratore è obbligato, ai sensi dell’art. 2119 c.c. e dall’art. 1 della legge 604/66, a cessare la propria attività con effetto immediato, senza alcun preavviso.

Tra le motivazioni più comuni che legittimano un licenziamento per giusta causa, si annoverano:

  • la commissione di reati (come, ad esempio, il furto in azienda);
  • il doppio lavoro che viola i limiti imposti dalla legge;
  • la falsa malattia;
  • l’infedeltà del dipendente (violazione dell’art. 2105 c.c.);
  • l’abbandono ingiustificato del posto di lavoro con potenziali conseguenze negative per la sicurezza della struttura o l’incolumità delle persone;
  • il rifiuto ingiustificato di eseguire la mansione lavorativa;
  • gli atti d’insubordinazione;
  • il rifiuto ingiustificato al trasferimento;
  • la fruizione di ferie non autorizzate;
  • la reiterata ubriachezza o alterazione da sostanze stupefacenti sul luogo di lavoro.

Il motivo soggettivo

Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo scaturisce dall’inadempienza agli obblighi contrattuali da parte del dipendente. Si potrebbe cioè descrivere come la conseguenza a quei comportamenti professionalmente ed eticamente scorretti, ma non così gravi da giustificare un licenziamento in tronco.

Nel rispetto dell’art. 3 della legge 604/66, questo tipo di provvedimento prevede che il datore di lavoro conceda al dipendente il preavviso indicato dal suo CCNL.

Tra le ragioni più frequenti che spingono a tale decisione si riscontrano:

  • abbandono ingiustificato del posto di lavoro, che non abbia effetti negativi su impianti e persone;
  • rendimento scadente nell’attività lavorativa;
  • negligenza;
  • ingiurie.

Tipi di licenziamento: le cause economiche o strutturali

Se all’origine del provvedimento vi sono ragioni che non dipendono dal lavoratore bensì dall’azienda, in genere, si tratta di motivazioni di tipo economico o strutturale.

Il giustificato motivo oggettivo

Si parla di licenziamento per giustificato motivo oggettivo se questo si rende necessario per via di una riorganizzazione dell’attività produttiva.

Solitamente, ciò accade quando:

  • si introducono automazioni che riducono la necessità di personale umano;
  • si sopprime il posto di lavoro, non è sufficiente un generico ridimensionamento, è necessaria la cancellazione del reparto in cui è impiegato il dipendente licenziato.

Il provvedimento collettivo

È detto licenziamento collettivo quel particolare tipo di provvedimento diretto a più dipendenti simultaneamente. Si rende indispensabile in conseguenza a una trasformazione, riduzione o cessazione dell’attività imprenditoriale.

Si applica:

  • alle aziende con più di 15 dipendenti che intendono licenziare più di 5 lavoratori in un arco di 120 giorni;
  • alle aziende in cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) con lavoratori in esubero.

Tipi di licenziamento: le altre cause

Vi sono delle tipologie di licenziamento che sfuggono alla categorizzazione fin ora esaminata. Si tratta, nello specifico, del:

  • licenziamento per inidoneità, caratteristica legata a condizioni fisiche o psichiche del lavoratore, o a situazioni intrinseche (come, ad esempio, il caso di un corriere a cui viene ritirata la patente); si applica solo nel momento in cui al lavoratore non può essere affiata alcuna altra mansione aziendale;
  • licenziamento senza motivazione, relativo a quelle situazioni dette “di libera recedibilità”, e prevedono che entrambe le parti possano interrompere il rapporto di lavoro senza specificare la causa, ma solo rispettando il periodo di preavviso (art. 2118 c.c.).

Licenziamento disciplinare: l’indagine investigativa

Il licenziamento disciplinare di un dipendente è un’azione estrema che richiede un fondamento solido e documentabile. L’indagine condotta da un investigatore privato può fornire all’azienda le prove necessarie a legittimare tale provvedimento.

Il potere di controllo del datore di lavoro sui dipendenti è, antro certi limiti normativi, consentito (art. 4 dello Statuto dei lavoratori) e può essere esercitato mediante incarico di enti esterni, come un’agenzia investigativa. La giurisprudenza sancisce l’ammissibilità di un’investigazione privata volta alla difesa di un diritto, qual è quello di salvaguardare il patrimonio e la sicurezza aziendale.

Le informazioni raccolte possono essere utilizzate per dimostrare l’inadeguatezza del comportamento del dipendente, la mancanza di rispetto della policy aziendale o la violazione della legge, anche in previsione di un’eventuale impugnazione da parte del lavoratore.