Telecamere sul posto di lavoro

Telecamere sul posto di lavoro: limiti e possibilità

Telecamere sul posto di lavoro: quando sono ammesse

A regolare l’uso delle telecamere sul posto di lavoro è l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 1970), riformulato dal Decreto Legislativo n. 151 del 2015, attuativo di un delle deleghe contenute nel cosiddetto Jobs Act e integrato successivamente dal Decreto Legislativo n. 185/2016.

Le finalità

La norma sancisce che le telecamere possono essere installate dal datore sul posto di lavoro solo per:

  • esigenze organizzative e produttive, si pensi a un’azienda logistica che utilizza telecamere per monitorare i processi di carico e scarico delle merci e così garantire l’efficienza operativa;
  • esigenze di sicurezza sul lavoro, si pensi a una fabbrica che installa telecamere per vigilare sulle zone ad alto rischio, come le aree con macchinari pesanti, dove occorre assicurarsi che i lavoratori seguano le procedure di sicurezza utili a prevenire incidenti;
  • tutela del patrimonio aziendale, si pensi a una banca che utilizza telecamere per sorvegliare gli ingressi e le casseforti e così scoraggiare furti e rapine.

Le modalità

La legge, inoltre, dichiara che l’installazione è legittima solo se:

  • è stato sottoscritto previamente un accordo con le rappresentanze sindacali unitarie o aziendali o, in alternativa, è stata concessa un’autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro;
  • i lavoratori sono stati preventivamente resi consapevoli (mediante un’adeguata informativa privacy) e hanno dato il loro consenso;
  • è stata apposta adeguata cartellonistica, visibile anche alla clientela;
  • il datore di lavoro ha formato il personale addetto alla videosorveglianza e ha nominato un responsabile della gestione dei dati registrati;
  • le immagini videoregistrate vengono conservate per non più di 24 ore.

Telecamere sul posto di lavoro: quando e dove sono vietate

È vietata l’installazione di telecamere:

  • finte, quelle usate cioè solo come deterrenti, perché se sono fasulle significa che non ci sono le condizioni (le finalità quelle sopra elencate) che rendono la videosorveglianza necessaria;
  • negli ambienti definiti “privati”, quali toilette, spogliatoi e simili.

Telecamere sul posto di lavoro: cosa accade in caso di violazione

Se le telecamere vengono installate in violazione delle norme che ne disciplinano l’utilizzo il datore di lavoro commette un reato, punito, salvo che il fatto non costituisca un reato più grave, con l’ammenda da 154 a 1.549 euro o l’arresto da 15 giorni ad 1 anno, ai sensi dell’art. 23, comma 1, D.Lgs. n. 151/2015, dell’art. 38 della Legge n. 300/1970 e degli artt. 114 e 171 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196. Nei casi più gravi le pene dell’arresto e dell’ammenda sono applicate congiuntamente.
Per giunta, se il giudice ritiene che – per le condizioni economiche del reo – l’ammenda stabilita dalla legge sia inefficace anche nella sua misura massima, può aumentarla fino al quintuplo.

Derogano alle modalità illustrate i cosiddetti controlli difensivi occulti, previsti nell’ambito delle prerogative di controllo dei dipendenti riconosciute al datore di lavoro.

Si tratta di quel tipo di vigilanza che, seppur senza autorizzazione, consenso, cartellonistica, ecc., è ritenuto legittimo – e quindi non costituisce violazione – perché strettamente finalizzato all’accertamento di illeciti, civili o penali, commessi dal lavoratore durante lo svolgimento della prestazione.