Separazione con addebito

Separazione con addebito: quando e come ottenerla

La separazione con addebito rappresenta un delicato procedimento giuridico attraverso cui viene imputata la responsabilità per la fine di un matrimonio e, per cui, si pone la questione dell’onere della prova. Esploriamone dettagliatamente ogni aspetto.

Separazione dei coniugi: definizioni e tipi

La separazione

La separazione è la sospensione temporanea degli obblighi matrimoniali, altresì detti doveri coniugali, cioè quei vincoli a cui marito e moglie si impegnano a prestare fede (così come descritto nell’art. 143 del Codice civile). Questa, dunque, non decreta la fine del matrimonio, ma attende una riconciliazione o un procedimento di divorzio.

La separazione dei coniugi può essere di due tipi:

  1. separazione legale, condizione ufficializzata ricorrendo alle modalità giudiziali, ovvero sancita da un provvedimento del Tribunale;
  2. separazione di fatto, condizione stabilita privatamente dai coniugi, senza alcun valore né effetto giuridico.

La separazione legale

La separazione legale, a sua volta, si distingue in:

  • separazione consensuale, quando i coniugi raggiungono liberamente un’intesa sui rapporti personali (ad esempio, le visite ai figli) e patrimoniali (ad esempio, per la determinazione dell’assegno di mantenimento); in tal caso, il giudice si limita a omologare l’accordo;
  • separazione giudiziale, quando marito e moglie dimostrano di non riuscire a trovare una soluzione concordata e, pertanto, si rivolgono al giudice affinché regoli le questioni personali e patrimoniali.

La separazione giudiziale con addebito

L’addebito consiste nell’attribuzione della responsabilità per la fine del matrimonio. Esso si applica esclusivamente nel corso di un procedimento di separazione giudiziale. I coniugi non possono accordarsi sulla sua attribuzione, ogni patto in tal senso è nullo, poiché si tratta di diritti indisponibili. Quindi, l’addebito non può essere chiesto in caso di separazione consensuale, né tanto meno in quella che non sia legale ma di fatto.

Separazione con addebito: funzione e presupposti

L’addebito ha una funzione sanzionatoria, punisce il colpevole della rottura del vincolo coniugale. Non a caso, in passato, si parlava espressamente di separazione per colpa.

Affinché il giudice possa addebitare la separazione occorre che vi siano:

  1. la violazione dei doveri coniugali;
  2. il nesso di causalità tra la violazione e la crisi coniugale;
  3. l’istanza di parte.

I doveri coniugali

I doveri nascenti dal matrimonio, indicati dall’art. 143 c.c., sono:

  • l’obbligo reciproco alla fedeltà;
  • l’obbligo all’assistenza morale e materiale;
  • l’obbligo alla collaborazione nell’interesse della famiglia;
  • l’obbligo alla coabitazione.

Tra i tipici casi che costituiscono una violazione dei doveri coniugali – e quindi presupposti per la pronuncia di addebito – ritroviamo:

  • l’infedeltà coniugale, anche solo apparente, non si includono solo le relazioni adulterine, ma anche le condotte univocamente indirizzate al tradimento che, da sole, comportino la lesione della dignità e dell’onore dell’altro coniuge (Cfr. Cass. 29249/2008 e Cass. Ord. 9384/2018);
  • il rifiuto ad avere rapporti sessuali e/o affettivi;
  • la mancata soddisfazione delle reciproche esigenze economiche di carattere primario;
  • il disinteresse nei confronti dei figli;
  • l’abbandono del tetto coniugale, salvo che non sia spinto da giustificati motivi (ad esempio, le ingerenze della suocera, tali da determinare una crisi del rapporto coniugale; Cass. Ord. 4540/2011).

Può chiedersi l’addebito anche per la violazione dei diritti costituzionalmente protetti, come la violazione del diritto di libertà religiosa o la violazione del principio di dignità. Si ricorda, a tal fine, che l’art. 29 della Costituzione italiana postula l’uguaglianza morale e giuridica tra i coniugi.

Il nesso causale

Vi è nesso causale se l’atto di violare un dovere coniugale è ciò che ha direttamente provocato l’evento della separazione. Cioè se, ad esempio, l’infedeltà è esattamente la causa della crisi. In altre parole, occorre dimostrare che senza il tradimento il matrimonio non si sarebbe sciolto.

L’istanza di parte

Il giudice non può pronunciarsi in merito all’addebito, ammenoché un coniuge non ne abbia fatto espressa richiesta.

È altresì ammissibile che ambedue i coniugi domandino reciprocamente l’addebitabilità della separazione l’uno all’altro e che il giudice, conseguentemente, attribuisca l’addebito a entrambi. Si parla, in tal caso, di doppio addebito. Ciò si verifica quando si ritiene che tanto la moglie quanto il marito abbiano contribuito alla separazione. Non è ammessa una graduazione tra la gravità delle due condotte.

Separazione con addebito: effetti

La funzione sanzionatoria dell’addebito è di natura patrimoniale. Pertanto, il coniuge a cui è addebitata la separazione subisce:

  • la perdita del diritto all’assegno di mantenimento (art. 156 c. 1 c.c.);
  • la perdita dei diritti successori (art. 548 c. 2 c.c.);
  • la condanna al pagamento delle spese legali.

Egli, tuttavia, conserva:

  • il diritto agli alimenti in caso di bisogno;
  • il diritto al vitalizio a carico dell’eredità, nel caso in cui il coniuge godesse degli alimenti prima dell’apertura della successione;
  • il diritto alla pensione di reversibilità a prescindere dal fatto che il coniuge superstite godesse (o meno) di un assegno alimentare a carico del coniuge deceduto (Corte Cost. 286/1987), (Cass. 6474/2019).

Separazione con addebito: l’onere della prova

Il coniuge che formula la richiesta di addebito deve, a fondamento della sua tesi, allegare le prove. I mezzi di prova utilizzabili sono le prove testimoniali (testimonianze verbali) e le prove documentali (lettere, fotografie, video, messaggi, email, ecc.).

Il ruolo dell’investigatore privato

In caso di separazione con addebito, l’investigatore privato può raccogliere prove concrete, incontrovertibili e ammissibili in Tribunale, a dimostrazione di un tradimento, di un caso di abbondono del tetto coniugale e di altre fattispecie di violazione degli obblighi matrimoniali.

La legittimità del ricorso all’investigatore privato e l’efficacia delle informazioni da lui fornite a seguito di un’indagine sono espressamente riconosciuti dalla giurisprudenza. A tal fine, si cita una recente sentenza della Cassazione (n. 16735/2020), con la quale il giudice, in un caso di infedeltà coniugale, ha riconosciuto nella relazione investigativa – che normalmente ha solo apporto indiziario – un pieno valore probatorio (Cfr. Cass. 24976/2017).

I rischi del “fai da te”

Posto che, in seno a una causa di separazione con addebito, l’onere della prova è indispensabile e non trascurabile, questa non deve mai valicare il limite della libertà personale e della privacy.

Pertanto, – benché la giurisprudenza ritenga che tra marito e moglie, il diritto alla riservatezza sia “affievolito” in ragione della coabitazione dei coniugi e della possibilità di condivisione di beni – restano fermi, per i coniugi e per eventuali altre parti coinvolte:

  • il principio della segretezza della corrispondenza (art. 15 Cost.);
  • il reato di sottrazione di corrispondenza (art. 616 c. 1 c.p.);
  • il diritto alla libertà personale (art. 13 Cost.).

A tal proposito si ricorda come, in tempi recenti, la Suprema Corte di Cassazione abbia sentenziato – confermando quanto già deciso in primo grado – che una moglie che pedina l’amante del marito in modo sistematico e duraturo integra il reato di stalking, ed è pertanto punibile ai sensi dell’art. 612 bis c.c. (Cass. Pen. n. 11198/2020).

Ed ancora, è altresì accaduto che la Cassazione abbia ritenuto sussistenti i reati di accesso abusivo a sistema informatico e violazione di corrispondenza (artt. 615-ter e 616 c.p.) nei confronti di un marito colpevole di essere entrato nel profilo Skype della moglie, al preciso scopo di dimostrare l’infedeltà della donna e avallare così la sua richiesta di separazione con addebito (Cass. Pen., V Sez., n. 34141/2019).