Revisione processo penale

Revisione del processo penale: la tutela del condannato

La tutela della persona sottoposta a processo non si ferma con la sentenza di condanna.

Il giudicato penale, grazie a verifiche successive, può e deve essere annullato, se sussistono i presupposti. Questo è ciò che consente la legge mediante la revisione del processo penale.

Revisione processo penale: le nozioni essenziali

Cos’è?

È un mezzo di impugnazione straordinario.

Le impugnazioni in ambito penale sono dei rimedi giuridici destinati a rimuovere gli svantaggi derivanti da una decisione del giudice penale ritenuta insoddisfacente per una delle parti.

È detto straordinario in quanto esperibile unicamente in conseguenza a sentenza divenuta irrevocabile. È tale quella decisione del giudice passata in giudicato e quindi non più modificabile tramite le impugnazioni ordinarie (l’appello ed il ricorso in Cassazione).

Quando può essere richiesta?

Ai sensi dell’art. 630 c.p.p., la revisione penale può essere richiesta esclusivamente nei seguenti casi:

a) se i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto penale di condanna non possono conciliarsi con quelli stabiliti in un’altra sentenza penale irrevocabile (l’incompatibilità ha natura più logica che giuridica, ad esempio: l’imputato è già stato condannato per una rapina avvenuta nello stesso giorno e nello stesso luogo in cui invece il secondo giudice ha ritenuto che avesse commesso un altro reato);

b) se la sentenza o il decreto penale di condanna hanno ritenuto la sussistenza del reato a carico del condannato in conseguenza di una sentenza del giudice civile o amministrativo, successivamenterevocata, che abbia deciso una delle pregiudiziali previste dall’articolo 3 ovvero una delle questioni previste dall’articolo 479;

c) se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto (art. 631);

d) se è dimostrato che la condanna venne pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio o di un altro fatto previsto dalla legge come reato.

La revisione europea

La sentenza della Corte costituzionale n. 113/2011 ha definito costituzionalmente illegittimo l’art. 630 c.p.p. per non aver previsto anche un altro caso di revisione processuale. Si tratta dell’ipotesi in cui si rende necessaria:

e) per conformarsi a una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) che ha accertato l’assenza di equità del processo.

Tale nuova ipotesi è detta revisione europea ed è stata sancita ai sensi dell’art. 46, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e dell’art. 117, comma primo, della Costituzione italiana, quale prevede l’obbligo degli Stati aderenti di rispettare le sentenze della Corte europea e di rimuovere ogni effetto contrario.

Qual è il fine ammesso per la richiesta?

L’art. 631 c.p.p. afferma che la revisione del processo penale non possa essere richiesta se non quando – una volta accertati i fatti che hanno portato alla revisione del processo – debba essere pronunciata una sentenza di assoluzione (art. 530 c.p.p.) o proscioglimento (artt. 529 e 531 c.p.p.).

Chi può richiederla?

Secondo l’art. 632 c.p.p., la revisione può essere richiesta dal condannato. O, in alternativa, da coloro che agiscono in suo favore, ovvero da:

  • un prossimo congiunto del condannato;
  • un tutore del condannato;
  • se il condannato è morto, l’erede o un prossimo congiunto;
  • il procuratore generale presso la Corte di appello nel cui distretto fu pronunciata la sentenza di condanna.

Il motivo per cui il legislatore non abbia limitato la legittimazione della richiesta solo al condannato si fonda sul principio secondo cui la verità può venire a galla anche molto tempo dopo il passaggio in giudicato.

Revisione processo penale: l’importanza delle “nuove prove”

L’ampia formulazione normativa estende la definizione di “nuove prove” – e quindi la possibilità di entrare a far parte del giudizio di revisione – alle prove, siano esse testimoniali o documentali:

  • scoperte dopo la sentenza di condanna;
  • preesistenti la condanna ma non acquisite nel precedente giudizio;
  • già acquisite ma non valutate, neanche implicitamente;
  • colpevolmente non indicate nel giudizio.

Il metodo scientifico

Una sentenza di condanna, nell’ambito di un processo penale, può fondarsi su una prova assunta con metodo scientifico: una consulenza o una perizia tecnica.

Alla luce di ciò, è possibile ritenere che, l’impiego – su dati già acquisiti – di più moderne tecnologie e conoscenze scientifiche (si pensi al progresso in materia di DNA, all’evoluzione dell’antropologia, dell’informatica e della chimica forensi) possa produrre “nuove prove” e quindi conseguentemente motivare la richiesta di revisione.

In merito a quanto e come il nuovo metodo scientifico possa incidere sul giudizio si cita la massima contenuta nella sentenza della Cassazione 15139/2011: “Nella valutazione di una richiesta di revisione spetta al giudice stabilire se il nuovo metodo scientifico posto a base della richiesta, scoperto e sperimentato successivamente a quello applicato nel processo ormai definito, sia in concreto produttivo di effetti diversi rispetto a quelli già ottenuti e se i risultati così conseguiti, da soli o insieme con le prove già valutate, possono determinare una diversa decisione rispetto a quella, già intervenuta, di condanna”.

Il ruolo dell’investigatore privato

Con la legge n. 397/2000, che ha modificato e aggiornato il Codice di procedura penale, sono state introdotte rilevanti innovazioni in materia di indagini difensive.

L’attuale articolo 327 bis c.p.p., nello specifico, sancisce 3 importanti principi:

  1. sin dal momento del conferimento dell’incarico professionale, il difensore ha il diritto (ed il dovere deontologico) di raccogliere elementi di prova a favore del proprio assistito;
  2. la facoltà investigativa può essere conferita in ogni stato e grado del procedimento, finanche per promuovere il giudizio di revisione;
  3. il difensore può, a sua volta, incaricare un sostituto, ossia investigatori privati autorizzati e consulenti tecnici, qualora siano necessarie specifiche competenze.

L’ampliata attività dell’avvocato penalista, non più limitata al solo studio degli atti documentali, rappresenta un cambiamento di notevole valore. Se si considera l’importanza della prova come fondamento di una sentenza, si comprende quanto la possibilità di indagare e, ancor di più, di poter usufruire delle abilità di un professionista esperto come l’investigatore privato possano garantire una più solida tutela al diritto di difesa spettante a ogni individuo.

Allo scopo di reperire “nuove prove” per l’istanza di revisione, un investigatore privato può:

  • ispezionare e riesaminare la documentazione del processo di condanna;
  • avere un colloquio con il condannato, anche in carcere, in Italia o all’estero;
  • rintracciare e ascoltare vecchi testi;
  • identificare persone informate sui fatti mai interrogate prima e acquisire nuove informazioni;
  • predisporre accertamenti tecnici;
  • fare analisi dei dati, mediante archivi storici e informatici.