Registrare conversazioni

Registrare conversazioni: è lecito oppure no?

La pratica di registrare conversazioni solleva spesso interrogativi sul piano legale. È importante comprendere quali siano i confini tracciati dalla legge e quali i diritti coinvolti.

Registrare conversazioni: quando è legale

Registrare una conversazione, anche di nascosto, non è vietato né dalla legge né dalla giurisprudenza. A tal proposito, la Cassazione ha più volte decretato che: “Chi parla in presenza di altre persone accetta il rischio di essere registrato”. E ciò vale anche per una registrazione video o una registrazione telefonica.

È dunque consentito a patto, però, che si rispettino alcune condizioni:

  • chi parla deve sapere di essere ascoltato da chi registra, non è indispensabile che sappia di essere anche registrato; chi registra non è tenuto a parlare, può anche mantenere il silenzio, ma deve categoricamente manifestare la propria presenza al momento della conversazione;
  • la conversazione deve avvenire in un luogo pubblico o aperto al pubblico, la registrazione può dunque avvenire per strada, su un mezzo pubblico, in un bar ecc.

Registrare conversazioni: quando è reato

L’atto in sé di registrare, come visto, non è reato. Ciò che può determinare la configurazione dell’illecito sono le circostanze in cui viene fatta la registrazione o il trattamento che subisce il file audio ottenuto. Diviene, dunque, reato:

  • se è stata ottenuta usando una microspia, non si può quindi piazzare un registratore e poi andare via, generando in chi parla la sicurezza di non essere sentito;
  • se è stata ottenuta origliando la conversazione privata di altri, i quali si sono allontanati o appartati per crearsi il loro spazio riservato;
  • se avviene in luogo privato, che sia una casa, uno studio professionale o altro di equiparabile;
  • se viene condivisa con terzi o divulgata pubblicamente, con qualunque mezzo, online o offline, senza autorizzazione.

In tutti questi casi si commette il reato di violazione del diritto alla privacy.

Registrare conversazioni: lo scopo lecito

Una registrazione può essere finalizzata, oltre che a custodire un ricordo, a tutelare un diritto. In quest’ultimo caso, è indubbiamente lecito rivelare il contenuto della conversazione alle autorità o al giudice.

Alcuni casi concreti

Vediamo, a titolo esemplificativo, alcuni casi concreti in cui la registrazione di una conversazione può servire a tutelare un diritto:

  • stalking, in caso di atti persecutori, la vittima può registrare le parole del suo stalker (che siano dette di persona o telefonicamente) e usarle a fondamento della querela;
  • minacce, la vittima può registrare le intimidazioni subìte per presentarle alla polizia;
  • violazione dei doveri coniugali, se un coniuge, consapevole di essere ascoltato dall’altro coniuge, confessa le proprie colpe (come ad esempio l’infedeltà), tale ammissione, pur se registrata di nascosto, può essere utilizzata a supporto della richiesta di separazione con addebito;
  • accanimento del docente, uno studente di qualunque ordine e grado può registrare e usare l’audio realizzato per confutare il giudizio del professore, quale frutto di ostilità e non di demerito.

Registrare conversazioni: il valore della prova

La registrazione è ammessa come prova in tribunale, sia esso un processo civile o penale.

Tuttavia, potrebbe non avere valore legale. E ciò perché un audio può essere facilmente manipolabile o difficilmente databile. Per scongiurare tale rischio è sempre opportuno che venga prima sottoposto a perizia fonica forense, così da confermarne scientificamente l’autenticità e l’integrità.