Prova documentale

Prova documentale: l’importanza nei processi penali e civili

La prova documentale costituisce un modo tangibile e obiettivo per supportare o confutare le tesi in causa, sia nei processi civili che in quelli penali. Esaminiamo quali sono i requisiti che la rendono una componente ammissibile o addirittura irrinunciabile per l’applicazione del diritto, anche quando a scovarla è l’investigatore privato.

Prova documentale: definizioni e impieghi

Cos’è

Per “prova” si intende la rappresentazione di fatti giuridicamente rilevanti all’interno del processo civile o penale, la quale contribuisce a determinare il convincimento del giudice.

Per “documentale” si intende una prova in forma di documento in senso stretto, ovvero di un mezzo – scritto, fotografico, video, audio, ecc. – volto a rappresentare e trasmettere un fatto.

Insieme alla prova testimoniale, la prova documentale è un mezzo di prova tipico e come tale regolamentato dalla legge nella sua modalità di assunzione (art. 234 Codice di procedura penale).

Differenza tra prova documentale e atto

Le prove documentali sono formate fuori dall’ambito processuale, nel quale devono essere introdotte affinché possano acquistare rilevanza probatoria.

Gli atti, invece, sono formati all’interno del procedimento, e producono gli effetti stabiliti dalla legge.

Prova documentale nel processo penale

La prova documentale nel processo penale è disciplinata dal Libro III, Titolo II, c.p.p., agli artt. 234-243. Essa rappresenta la prova precostituita per eccellenza, in quanto preesiste al processo o comunque a prescindere dal processo.

Per i documenti costituenti corpo del reato, l’articolo 235 c.p.p. sancisce non la possibilità di acquisirli ma l’obbligo di acquisirli, a prescindere da chi ne sia autore o detentore, non tanto per il loro contenuto rappresentativo ma per il rapporto di stretta compenetrazione con il fatto oggetto di accertamento.

Prova documentale nel processo civile

Il Capo II, Titolo II del Libro IV del Codice civile disciplina le prove documentali nel processo civile, nello specifico: il documento informatico, la scrittura privata, la scrittura privata autenticata, l’atto pubblico e le presunzioni.

Prove documentali: il ruolo dell’investigatore privato

Nel processo penale

Il valore dell’investigatore privato per la ricerca e la raccolta delle prove documentali, nell’ambito del processo penale, è sancito dall’art. 327 bis del Codice di procedura penale, il quale recita:

  1. Fin dal momento dell’incarico professionale, risultante da atto scritto, il difensore ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito, nelle forme e per le finalità stabilite nel titolo VI bis del presente libro.
  2. La facoltà indicata al comma 1 può essere attribuita per l’esercizio del diritto di difesa, in ogni stato e grado del procedimento, nell’esecuzione penale e per promuovere il giudizio di revisione.
  3. Le attività previste dal comma 1 possono essere svolte, su incarico del difensore, dal sostituto, da investigatori privati autorizzati e, quando sono necessarie specifiche competenze, da consulenti tecnici.

Ciò significa che, nel corso delle indagini preliminari, il diritto dell’indagato alla difesa tecnica può avvenire essenzialmente in tre modi:

  1. come assistenza agli atti investigativi messi in atto dalla polizia giudiziaria o del pubblico ministero;
  2. attraverso la presentazione di memorie e richieste alla polizia giudiziaria o al pubblico ministero;
  3. attraverso lo svolgimento di indagini difensive.

Tramite la terza e ultima forma di assistenza, si cerca di garantire la regolarità formale degli atti e la genuinità dei suoi esiti, oltre ovviamente al diritto fondamentale dell’individuo a usufruire di una difesa che possa evitargli conseguenze pregiudizievoli.

Ad ogni modo, la norma in commento stabilisce che sin dal momento del conferimento dell’incarico professionale, il difensore ha il diritto (e il dovere deontologico) di raccogliere elementi di prova a favore del proprio assistito. Il difensore può a sua volta incaricare a tal fine un sostituto, investigatori privati e consulenti tecnici (qualora siano necessarie specifiche competenze).

Nel processo civile

 Il processo civile italiano si basa, tra gli altri, su due principi fondamentali:

  1. il principio dell’onere della prova, impone che la parte che voglia ottenere tutela in sede di giudizio è obbligata a fornire le prove necessarie a convincere il giudice della fondatezza delle proprie ragioni;
  2. il principio dispositivo, il quale impone che solo alle parti spetti l’indicazione dei mezzi di prova a sostegno dei fatti allegati in giudizio, ossia solamente le parti possono dimostrare quanto sostengono.

In merito a quest’ultimo aspetto, la giurisprudenza si è recentemente pronunciata, precisando che i rapporti scritti dagli investigatori privati e consegnati al cliente sono da considerarsi prove atipiche, come “scritti del terzo” redatti in funzione testimoniale su incarico di parte. Ammetterli come prove documentali violerebbe quindi i principi del giusto processo.

Si badi bene: la validità dello “scritto del terzo” è equiparata alla presunzione semplice, la quale da sola non costituisce una piena prova; tuttavia, può – insieme ad altri elementi di indizio – contribuire a fondare il convincimento del giudice.

Non si sottovaluti, inoltre, un altro aspetto: l’investigatore privato nel corso delle proprie indagini diviene testimone oculare e acquisisce, pertanto, la possibilità di deporre davanti al giudice sui fatti di propria conoscenza. Può, dunque, fornire prove testimoniali. Affinché queste possano essere ammissibili in giudizio è necessario che vengano acquisite mediante prova orale in giudizio o nelle forme prescritte dall’art 257 bis c.p.c.