Licenziamento per furto

Licenziamento per furto: tutto quel che c’è da sapere

In Italia ogni anno si verificano centinaia di casi in cui i dipendenti sottraggono dal luogo di lavoro merce o denaro di proprietà dell’azienda, anche di scarso valore. In quali casi si configura il licenziamento per furto?

Furto in azienda: cosa dice la legge

Il furto è un reato punito dall’art. 624 del Codice penale, il quale recita:

“Chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516.”

Il furto consiste nella sottrazione illegittima e dolosa della cosa altrui e nel conseguente impossessamento, così da ricavarne un vantaggio economico.

Ad essere tutelato dalla fattispecie è il patrimonio, inteso in senso ampio come il complesso di beni detenuto da una persona fisica o un’azienda.

Licenziamento per furto in azienda: cosa dice la legge

Il furto, o anche solo il tentato furto, in azienda – oltre a configurarsi come illecito penale – è altresì un illecito civile sanzionabile con il licenziamento per giusta causa, ai sensi dell’art. 2119 del Codice civile, quale sancisce che:

“Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto.”

Il furto di beni aziendali – siano essi di valore inestimabile o irrisori – è una delle “cause che non consentono la prosecuzione” previste dalla norma ed è, quindi, non solo motivo di licenziamento ma altresì motivo di licenziamento in tronco, ovvero senza preavviso. E ciò perché viene leso il vincolo fiduciarioposto alla base del rapporto tra datore di lavoro e dipendente che è indipendente dalla preziosità del bene sottratto.

Commetterà furto e potrà essere licenziato, dunque, a titolo d’empio, sia il dipendente che sottrae e s’impossessa di materiale da cancelleria dall’ufficio in cui lavora, sia l’impiegato di banca che sottrae e s’impossessa di un’ingente somma di denaro da una cassetta di sicurezza di cui ha la chiave.

A essere contestato, in tal senso, non è tanto l’entità del danno patrimoniale quanto il fatto in sé per sé, perchè sintomo di slealtà e portatore di dubbio sulla futura correttezza del dipendente (Cfr. Cass. 5 aprile 2017 n. 8816).

Licenziamento per furto: come dimostrarlo

Il licenziamento per furto senza prove non può attuarsi. Affinché l’illecito venga sanzionato civilmente deve essere dimostrato. A tal proposito, la giurisprudenza di legittimità stabilisce che la condotta del lavoratore deve essere “accertata in modo concreto e non come fatto astratto”. L’onere della prova spetta al datore di lavoro. Il che implica che l’azienda, al fine di tutelare i propri diritti, è tenuta a raccogliere elementi concreti e ammissibili in giudizio.

Il ruolo dell’investigatore privato

Uno degli strumenti difensivi più utilizzati dalle aziende vittime di furto da parte di un dipendente è l’investigazione privata.

In questo contesto s’inseriscono – tra le varie tecniche investigative adottate – i cosiddetti controlli occulti, facenti parte dei controlli sui dipendenti. Si tratta nello specifico di quella particolare sorveglianza che non richiede l’espresso consenso e la diretta consapevolezza del dipendente, e a cui un datore di lavoro è autorizzato a ricorrere quando vi è il sospetto o anche solo la mera ipotesi di illecito come, per l’appunto, il furto.

Affidarsi alle conoscenze e alle tecnologie di cui dispone un investigatore privato significa, dunque, poter ottenere prove documentali e testimoniali raccolte in modo legale ed etico, tali da essere inattaccabili in caso di contestazioni da parte del dipendente coinvolto.