Indagini difensive

Indagini difensive: corollario di un diritto costituzionale

È dall’inviolabilità del diritto di difesa, all’art. 24 della Costituzione italiana, che traggono origine le indagini difensive. Scopri, nel dettaglio, di cosa si tratta.

 

Indagini difensive: cosa sono

Con indagine difensiva s’intende la facoltà (nonché il dovere deontologico) concessa all’avvocato di svolgere, lì dove necessario, attività investigativa, al fine di assicurare un efficace esercizio del diritto di difesa nei riguardi del proprio cliente. A sancirlo è l’articolo 327 bis c.p.p introdotto dalla legge n. 397/2000.

Indagini difensive: come e per quali fini possono essere svolte

Al già menzionato articolo, comma 1, si legge espressamente che il diritto-dovere del difensore ha lo scopo di “ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito, nelle forme e per le finalità stabilite nel titolo VI bis del presente libro”.

Quest’ultimo è il Libro Quinto del Codice di procedura penale, Titolo VI bis “Investigazioni difensive”, composto degli art. 391 bis-391 decies, i quali sanciscono una serie di strumenti processuali che consentono alla difesa di esercitare le proprie funzioni in posizione di parità con l’accusa, rispettando in tal modo il principio fissato nell’art. 111 della Costituzione.

Da ciò deriva, dunque, la possibilità di:

  • richiedere un colloquio non documentato con le persone in grado di riferire notizie utili;
  • richiedere ai potenziali testimoni di rilasciare una dichiarazione scritta autenticata;
  • chiedere ai potenziali testimoni di rendere informazioni documentate;
  • chiedere i documenti in possesso della pubblica amministrazione ed estrarne copia;
  • accedere a luoghi privati o non aperti al pubblico, previo consenso del giudice;
  • compiere attività investigativa nel corso delle indagini preliminari (fase che precede il processo), con esclusione degli atti che richiedono l’autorizzazione o l’intervento dell’autorità giudiziaria;
  • presentare gli elementi di prova rinvenuti per la formazione del fascicolo del difensore, nel corso delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare;
  • servirsi degli atti inseriti nel fascicolo del difensore a norma degli articoli 500, 512 e 513 c.p.p., avendo piena legittimità e valore probatorio.

Indagini difensive: quando possono essere svolte

Al comma 2 dell’art. 327 bis c.p.p, viene espressamente dichiarato che la facoltà di condurre un’investigazione difensiva è esercitabile “in ogni stato e grado del procedimento, nell’esecuzione penale e per promuovere il giudizio di revisione”.

Il che significa che tale diritto-dovere coinvolge:

  • ogni grado di giudizio: Tribunale di primo grado, Corte d’Appello, Corte di Cassazione;
  • ogni stato del procedimento: le indagini preliminari, l’archiviazione, il rinvio a giudizio, l’udienza preliminare, ecc;
  • il processo sia penale che civile;
  • la revisione del processo penale (mezzo di impugnazione straordinario).

Indagini difensive: chi è autorizzato a svolgerle

Il comma 2 dell’art. 327 bis c.p.p, infine, attribuisce la facoltà dell’investigazione difensiva, oltre che dall’avvocato stesso, anche – su suo specifico incarico – :

  • a un sostituto;
  • agli investigatori privati autorizzati;
  • ai consulenti tecnici, quando sono necessarie specifiche competenze (come, ad esempio, il perito informatico forense, il perito fonico forense, il perito audio forense ecc.).