Nel 2023, sono stati più di 360 milioni gli utenti che, nel mondo, hanno subito furti di identità. A dichiararlo è uno studio condotto dal professor Stuart Madnick dell’MIT per conto di Apple.
Furto di identità: cos’è
Il furto d’identità è un reato, sanzionato dall’articolo 494 del Codice penale, il quale sancisce che:
“Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno.”
Esplicitiamo alcuni aspetti della norma:
- il “vantaggio” del ladro e il “danno” della vittima non devono necessariamente avere carattere economico;
- l’attribuzione di “un falso nome” riguarda non tanto il nome o il cognome, quanto l’assunzione di un’identità diversa dalla propria; non è necessario che l’identità che ci si attribuisce sia quella di altri, può essere anche immaginaria;
- con “falso stato” s’intendono, ad esempio, la cittadinanza, lo stato libero o coniugale, la parentela, ecc. (non residenza o domicilio);
- con “qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici,” ci si riferisce, ad esempio, a quella di maggiorenne, proprietario, possessore,
Furto di identità digitale: cos’è
Di recente, la giurisprudenza ha ammesso che la fattispecie prevista dall’art. 494 c.p., il furto d’identità, possa commettersi anche a mezzo internet, motivo per cui, nel caso specifico, si parla di furto d’identità digitale.
Il furto di identità digitale è l’acquisizione e l’utilizzo fraudolento delle informazioni digitali altrui, ovvero di quei dati personali trattati e archiviati in formato digitale, attraverso mezzi elettronici.
Rientrano in questa definizione:
- le informazioni di base (nome, cognome, data e luogo di nascita);
- le credenziali d’accesso ai servizi online (username, password, domande di sicurezza e relative risposte);
- dati di contatto (indirizzo e-mail, numero di telefono);
- dettagli finanziari (numero di carta di credito/debito, informazioni bancarie);
- dettagli lavorativi (nome dell’azienda, posizione lavorativa, indirizzo professionale);
- informazioni sui social media (dati di login a profili e account, connessioni e amicizie online);
- documenti di identità (carta d’identità, passaporto, patente di guida, ecc.);
- legami personali (stato civile, legami parentali ecc.);
- storia delle transazioni online (cronologia degli acquisti fatti in rete);
- immagine e voce, per la manipolazione fraudolenta (deepfake).
Furti di identità digitale: i modus operandi
I metodi più utilizzati dai criminali informatici o cybercriminali per rubare dati sensibili sono:
- il phishing, una tecnica informatica fraudolenta che consiste nella simulazione di una fonte fidata; in pratica, i truffatori creano siti web, inviano e-mail o sms che sembrano provenire da istituzioni legittime, come banche o altri servizi online, al fine di indurre le vittime a fornire volontariamente le proprie informazioni personali;
- il keylogger, un software o un dispositivo hardware progettato per registrare le digitazioni effettuate su una tastiera; può essere installato manualmente, di nascosto, sui dispositivi della vittima o essere veicolato attraverso un malware;
- il social engineering, in italiano ingegneria sociale, è un’abilità manipolativa che non sfrutta le vulnerabilità della rete ma quelle della natura umana; un attacco cyber di questo tipo mira a carpire informazioni confidenziali attraverso l’inganno e la persuasione psicologica (le romance scam ne sono un esempio elementare);
- attraverso la connessione a reti non sicure, come quelle pubbliche che usano uno standard aperto, e non uno criptato;
- attraverso la navigazione su siti web non sicuri, sono da considerarsi tali, ad esempio, quelli che utilizzano un protocollo HTTP invece di HTTPS.
Il più delle volte, i dati sottratti finiscono sul dark web, in archivi organizzati per tipo o posizione geografica.
Furti di identità digitale: i moventi
Il furto d’identità digitale può essere motivato da: interesse economico, vandalismo digitale, terrorismo virtuale, rivalità aziendale, ritorsione, persecuzione o desiderio di fama.
Nello specifico, le informazioni digitali rubate possono essere illecitamente usate per:
- frodi finanziarie, ossia per compiere transazioni fraudolente o ottenere prestiti o finanziamenti;
- ricatto ed estorsione, cioè come merce di scambio, quindi per estorcere denaro o minacciare la vittima;
- vendita, quando i dati personali della vittima divengono un prodotto da commerciare sul mercato nero;
- violazione della privacy, per avere accesso a foto, documenti o conversazioni private a scopo persecutorio o diffamatorio;
- spionaggio industriale, ovvero per ottenere informazioni sensibili su imprese o organizzazioni concorrenti;
- sabotaggio, a opera di attivisti o terroristi, per scopi politici o moralistici;
- vanità, cioè per procurarsi i vantaggi derivanti dall’immagine pubblica altrui.
Furti di identità digitale: come difendersi
Quando si constata un furto d’identità è importante:
- avvertire l’istituto finanziario di cui si è clienti (banca, poste) e bloccare tutte le carte collegate ai nostri conti;
- modificare tutte le credenziali d’accesso ai servizi online;
- denunciare l’accaduto alla Polizia Postale, fondamentale per mettersi al riparo da conseguenze penali, nel caso in cui il cybercriminale stia usando i nostri dati e i nostri soldi compiere altri atti illeciti;
- ingaggiare un investigatore privato per un’indagine informatica forense e/o una bonifica dei sistemi informatici.
Furti di identità digitale: come prevenirli
Ecco alcuni accorgimenti utili a evitare di incorrere nel furto d’identità digitale:
- utilizzare password alfanumeriche complesse, che includano lettere maiuscole, minuscole e simboli;
- non condividere mai le proprie credenziali d’accesso;
- non utilizzare le stesse password per più servizi e cambiarle periodicamente;
- aggiornare sempre dispositivi, software, antivirus e app, per risolvere bug di sicurezza sfruttabili dagli hacker;
- non aprire allegati o link inviati da mittenti sconosciuti;
- utilizzare browser sicuri per la navigazione su internet;
- installare un firewall, è un componente di sicurezza informatica progettato per monitorare, filtrare e controllare il traffico di rete in entrata e in uscita;
- non usare reti wi-fi non sicure (es.: reti pubbliche);
- preferire una rete virtuale privata (VPN), la quale aumenta i livelli di sicurezza informatica;
- abilitare la funzione di autenticazione a due fattori su tutti i servizi online, la quale prevede l’utilizzo di un codice aggiuntivo e temporaneo, diverso dalla password, che viene inviato tramite SMS o mail;
- accertarsi che i siti in cui si effettuano le transazioni online siano sicuri.
