Doppio lavoro

Doppio lavoro: limiti e possibilità previsti dalla legge

Il doppio lavoro è lecito o sanzionato? Cosa dice la legge? Vediamo quali sono le condizioni che consento di rispettare i diritti dei dipendenti e, al col tempo, tutelare l’azienda.

Doppio lavoro in ambito privato: è possibile?

In ambito privato, fare due lavori è, in linea generale, possibile. A patto che vengano osservati alcuni limiti e compatibilità.

Nello specifico, ci sono tre aspetti da valutare:

  • l’orario;
  • la concorrenza;
  • la riservatezza.

L’orario

Al fine di tutelare i diritti del lavoratore, una singola occupazione o più occupazioni in simultanea devono sempre garantire, ai sensi del D.Lgs. 66/2003:

  • il limite delle 48 ore lavorative settimanali;
  • il riposo settimanale, almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni;
  • il riposo giornaliero, almeno 11 ore consecutive ogni 24 ore.

Da ciò si deduce che – stando esclusivamente al rispetto dei limiti temporali – siano consentiti:

  • il doppio lavoro part time, ossia due contratti lavorativi differenti con due imprese o aziende differenti, entrambi a regime part time;
  • il doppio lavoro come autonomo, ossia aggiungere all’impiego da dipendente un’attività autonoma, che sia con ritenuta di acconto come prestazione occasionale (senza superare i 5.000 euro annui) o con Partita IVA.

La concorrenza

Il lavoratore è tenuto all’obbligo di fedeltà. A sancirlo è l’art. 2105 del Codice civile, il quale si rivolge, nella sua prima parte, alla concorrenza:

“Il prestatore di lavoro non deve trattare affari,
per conto proprio o di terzi,
in concorrenza con l’imprenditore […]”

Si evince pertanto come non sia consentito svolgere attività alle dipendenze di aziende che operino nello stesso settore, ammenoché non vi sia il loro esplicito consenso.

Tale divieto è valido per tutta la durata della dipendenza, decade nel momento della risoluzione del contratto di lavoro, salvo che non sia stato stipulato il cosiddetto patto di non concorrenza (artt. 1751 bis c.c.; 2125 c.c.). Tale norma tutela il datore di lavoro dall’ex dipendente, impedendo a quest’ultimo di servirsi di quanto appreso durante l’incarico svolto e di arrecare così un danno. Il vincolo è, ad ogni modo, contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo.

La riservatezza

Nella sua seconda parte, l’obbligo di fedeltà, di cui all’art. 2105 c.c., abbraccia il concetto di riservatezza:

[…] né divulgare notizie attinenti all’organizzazione 
e ai metodi di produzione dell’impresa, 
o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizi”.

È chiaro, dunque, che il dipendente sia tenuto a mantenere il riserbo su ogni tipo di informazione riguardante l’azienda per cui è alle dipendenze. La violazione viene punita con la reclusione fino a un anno o con la multa da trenta euro a cinquecentosedici euro (ai sensi dell’art. 622 c.p.).

Doppio lavoro in ambito pubblico: è possibile?

L’art. 53 del dl. 165 del 2001 stabilisce che un dipendente pubblico non possa avere un’altra occupazione, salvo alcune eccezioni.

Le eccezioni

Il dipendente pubblico può ottenere l’autorizzazione per svolgere un secondo lavoro e percepire uno stipendio aggiuntivo nei seguenti casi:

  • collaborazioni con media, giornali, riviste, enciclopedie, ecc;
  • convegni e seminari, se partecipa come organizzatore a convegni o seminari, può percepire un compenso;
  • incarichi con rimborso spese documentabile;
  • profitti da opere dell’ingegno o invenzioni industriali;
  • incarichi sindacali;
  • attività formative per dipendenti della pubblica amministrazione;
  • se è in aspettativa, comando o fuori ruolo.

Il lavoro autonomo

Il dipendente pubblico non può svolgere prestazioni occasionali. Può, invece, esercitare attività di libero professionista, con Partita Iva, a condizione che il suo contratto pubblico sia un part-time al 50% o inferiore e che la seconda attività non sia in contrasto con i principi di esclusività e incompatibilità del pubblico impiego.

Doppio lavoro: rischi e soluzioni

I rischi per l’azienda

Il doppio lavoro di un dipendente espone l’azienda al rischio di:

  • assenteismo virtuale, fenomeno per cui il dipendente svolge, mediante l’uso di strumenti digitali, attività extracontrattuali in orario di lavoro, le quali potrebbero riguardare proprio un secondo impiego;
  • falsa malattia, illecito civile (sfociabile nella fattispecie di reato) che vede il dipendente simulare una patologia tale da impedirgli di andare al lavoro, così da potersi dedicare ad altro, come una seconda occupazione professionale.

I rischi per il dipendente

Nell’esercizio di un doppio lavoro, l’assenteismo virtuale, la falsa malattia, l’inosservanza dei limiti di orario o la violazione dell’obbligo di fedeltà sono motivi di licenziamento per giusta causa, oltre che fatti punibili dai Codici civile e penale.

Resta ferma la facoltà del lavoratore di contestare la decisione dell’impresa, impugnando il provvedimento:

  • inviando una PEC o raccomandata AR all’azienda entro 60 giorni;
  • depositando il ricorso in tribunale entro 180 giorni.

Come scoprire un lavoratore scorretto

Per giungere al provvedimento di licenziamento di un dipendente scorretto, un’azienda ha bisogno di prove. Il modo più efficace e sicuro per ottenerle è affidarsi a un’agenzia specializzata in investigazioni aziendali, come la Leonardo International Investigation.

Le indagini occulte sull’attività di un lavoratore, svolte nel pieno rispetto della legge, sono considerate legittime dalla giurisprudenza, in quanto – così come previsto in materia di controlli sui dipendenti – fondate sul sospetto o anche solo sulla mera ipotesi di illecito e finalizzate al suo accertamento.