Dipendente infedele

Dipendente infedele: quando e come è sanzionabile?

Un dipendente infedele rappresenta una questione di natura tanto etica quanto legale. E benché spesso sottovalutata, richiede un’analisi attenta.

Dipendente infedele: la violazione di un dovere

Il lavoratore è tenuto al dovere di fedeltà nei confronti dell’azienda per cui è alle dipendenze. A stabilirlo è l’articolo 2105 del Codice civile, il quale recita:

“Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.”

Dunque, il dovere di fedeltà impone l’osservanza di due distinti obblighi:

  1. divieto di concorrenza;
  2. obbligo di riservatezza.

Tale vincolo è valido dall’avvio fino allo scioglimento del rapporto di lavoro, incluso il periodo di preavviso. E persiste anche in tutte quelle situazioni in cui il rapporto è sospeso, come: la cassa integrazione, la malattia del dipendente, il congedo parentale e l’impugnazione del licenziamento.

Il divieto di concorrenza

Il divieto di concorrenza – insito del dovere di fedeltà – proibisce al lavoratore dipendente di svolgere per sé, o per altri, attività economiche di natura analoga – e quindi in competizione – a quelle dell’impresa per cui è alle dipendenze. Nello specifico, ciò si esplica nel:

  • divieto di intraprendere un doppio lavoro – autonomo o dipendente – che implichi un conflitto di interessi;
  • divieto di esporre il datore di lavoro, durante la pendenza del rapporto, al rischio reale di subire un danno di origine concorrenziale, al di là che il lavoratore ne tragga un profitto o che la perdita del datore si concretizzi.

A tal fine, assumono rilievo anche i principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, i quali impongono a ciascuna delle parti il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, a prescindere dall’esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da singole norme di legge.

Divieto di concorrenza e patto di non concorrenza

Il divieto di concorrenza non va confuso con il patto di non concorrenza, di cui all’art. 2125 del Codice civile, perché:

  • il divieto di concorrenza cessa con il licenziamento o le dimissioni del lavoratore e non necessita di alcuna pattuizione, esso è sempre operativo nel corso dello svolgimento di un rapporto di lavoro;
  • il patto di non concorrenza sussiste dopo il licenziamento o le dimissioni del lavoratore, consente al datore di lavoro di tutelarsi dall’ex dipendente passato al servizio di un’altra impresa; inoltre, tale vincolo deve risultare da atto scritto, altrimenti è considerato nullo.

L’obbligo di riservatezza

L’obbligo di riservatezza impone al lavoratore dipendente di non rendere pubblica o nota una notizia riservata di proprietà dell’azienda datrice e di non trarne vantaggio per sé o terzi. Si tratta, nello specifico, del:

  • divieto di divulgare informazioni di tipo organizzativo o produttivo relativi all’impresa; è sufficiente che il lavoratore concorra al rischio di diffusione, quand’anche non provveda consapevolmente a farlo;
  • divieto di sfruttare le conoscenze tecniche e commerciali, acquisite per effetto del rapporto stesso.

Dipendente infedele: le conseguenze

La violazione del dovere di fedeltà è soggetta, in ambito civile, a sanzione disciplinare (ai sensi dell’art. 2106 c.c.), tra cui il licenziamento per giusta causa; nonché all’obbligo di risarcimento dei danni subiti dal datore di lavoro.

Inoltre, in virtù della tutela penale nei confronti del contenuto di documenti segreti, del segreto industriale o scientifico e di quello professionale (artt. 621-623 c.p.), la loro rivelazione o il loro sfruttamento per vantaggi personali sono punibili con una multa o con la reclusione (in base alla fattispecie di reato).

Dipendente infedele: come può tutelarsi un’azienda

Affinché un’azienda possa salvaguardare i propri interessi e intraprendere azioni sanzionatorie che non corrano il rischio di essere impugnate da parte del dipendente, l’accertamento e la dimostrazione dell’infedeltà sono essenziali.

A tal fine, il ricorso a un investigatore privato è, per il datore di lavoro, una valida strategia di difesa.

Di fronte al sospetto di illecito civile o penale – tra cui, la violazione del dovere di fedeltà – per appurarlo e documentarlo, il datore di lavoro è autorizzato, dalla legge e dalla giurisprudenza, ad avvalersi dei cosiddetticontrolli difensivi occulti. Si tratta di quella particolare sorveglianza che – in materia di controllo dei dipendenti – può essere esercitata per mezzo di un’agenzia investigativa, giacché quest’ultima, più di altri strumenti, è in grado di garantire prove inconfutabili e ammissibili in giudizio.