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Cybersquatting: i tipi

Chi registra il dominio di un sito web utilizzando un nome che corrisponda o somigli a quello di un marchio commerciale noto o di un personaggio pubblico commette cybersquatting, una pratica illecita nota anche come domain squatting.

Esso sfrutta la notorietà di un brand o di un nome pubblico per trarre profitto, generare confusione negli utenti o arrecare un danno economico e reputazionale al legittimo titolare.

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Cybersquatting: i tipi

L’illecito definito come cybersquatting può assumere diverse forme, alcune delle quali particolarmente insidiose per aziende, professionisti e utenti finali.

Typosquatting

È una delle tipologie di cybersquatting più comuni. In questo caso, il cybersquatter registra intenzionalmente domini che riproducono errori di battitura di marchi popolari.

L’obiettivo è intercettare gli utenti che, durante la digitazione dell’indirizzo web, commettono un errore ortografico e finiscono su un sito illegittimo.

Il typosquatting comprende qualsiasi variante ortografica: aggiunta o omissione di numeri, lettere o punti, inversione dell’ordine delle lettere o delle parole, e altre alterazioni minime del nome originale.

Grazie a questo meccanismo, i cybersquatter ottengono traffico verso siti web illegittimi, spesso monetizzati tramite pubblicità, reindirizzamenti o contenuti ingannevoli.

Sfruttamento dei TLD

Il dominio di primo livello, in inglese top-level domain (TLD), è l’ultima parte di un dominio internet, come ad esempio: .it, .com, .org.

Attualmente esistono oltre 2.000 TLD. Le grandi multinazionali come Microsoft, Amazon o Facebook acquistano spesso un ampio portafoglio di domini, ma questa strategia risulta difficilmente sostenibile per molte piccole e medie imprese.

I cybersquatter sfruttano questa situazione registrando il nome di un’azienda popolare associato a diversi TLD.

L’intento può essere quello di rivendere il dominio al legittimo titolare ad un prezzo maggiorato (domain grabbing) oppure di utilizzarlo per attività fraudolente, come la creazione di siti di phishing, configurando un vero e proprio crimine informatico.

Attacchi omografici

In questi casi, i criminali informatici utilizzano il punycode, un sistema di codifica dei caratteri ASCII, per registrare domini che appaiono visivamente identici a quelli legittimi.

Un caso emblematico è stato quello di Ikea. Nel 2017, online convivevano due siti apparentemente identici: ıĸea.com e ikea.com. La differenza risiedeva nei caratteri “ıĸ” del primo dominio, che non erano lettere alfabetiche ma simboli grafici visivamente simili, ma tecnicamente differenti.

Alcuni cybersquatter non agiscono esclusivamente per profitto economico, ma anche per:

  • danneggiare la reputazione di un’azienda o di una persona;

  • realizzare forme di satira illegittima sui valori o sulla missione del sito originale;
  • sfruttare la notorietà di un marchio per diffondere ideologie politiche, religiose o sociali estremiste.

Attacchi sul tempo

Esistono strategie di cybersquatting che hanno come elemento centrale il fattore temporale:

  • sfruttamento della scadenza del dominio: se il titolare non rinnova in tempo la registrazione, i cybersquatter, spesso monitorando queste informazioni, registrano il dominio a proprio nome;
  • sfruttamento del vuoto di dominio: frequente nel caso di celebrità emergenti che non hanno ancora registrato un sito ufficiale. I cybersquatter monetizzano il traffico tramite pubblicità o vendita di merchandising.

Cybersquatting: le violazioni di legge

Il cybersquatting, a seconda delle circostanze, può integrare diverse fattispecie giuridiche:

  • violazione della proprietà intellettuale, in particolare della proprietà industriale, per uso non autorizzato del marchio idoneo a generare confusione nel pubblico, come previsto dall’art. 473 c.p. e dagli artt. 12 e 22 del Codice della Proprietà Industriale (d.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30);

  • illecito civile per concorrenza sleale, più precisamente per “atti di confusione”, ai sensi dell’art. 2598, comma 1, c.c.;

  • crimine informatico, ai sensi della legge n. 547 del 1993.

Cybersquatting: come prevenirlo

I consigli per le imprese

Per ridurre il rischio di cybersquatting, è consigliabile per un’azienda:

  • registrare il marchio il prima possibile, ottenendo tutela dagli organismi competenti;

  • investire nella registrazione del dominio con i principali TLD;

  • monitorare attentamente e non ignorare gli avvisi di rinnovo del dominio.

I consigli per gli utenti

Anche gli utenti possono svolgere un ruolo attivo nella prevenzione, prestando attenzione:

  • all’ortografia del dominio, per evitare typosquatting e attacchi omografici;

  • all’aspetto e alle funzionalità del sito web: un numero eccessivo di pop-up, pubblicità invasive, pulsanti “download” o “buy” ingannevoli, frequenti reindirizzamenti, download automatici o comportamenti anomali possono essere segnali di un sito illegittimo.

Perché il cybersquatting è un rischio da non sottovalutare

Il cybersquatting rappresenta una minaccia concreta nel panorama digitale attuale, capace di colpire aziende, professionisti e utenti comuni. Comprendere le diverse forme di questa pratica e adottare misure preventive consente di ridurre significativamente i rischi legati a frodi, danni reputazionali e violazioni della sicurezza informatica. La tutela del dominio e l’attenzione nella navigazione restano strumenti fondamentali per difendersi in modo efficace. Per approfondire le modalità operative e gli appositi servizi, è possibile consultare la sezione del sito dedicata.

Collaborazioni e convenzioni professionali

Leonardo International Investigation opera anche attraverso convenzioni attive con importanti enti istituzionali e professionali. L’agenzia collabora con l’Ordine degli Avvocati di Lecco, l’Ordine degli Avvocati di Monza e l’Ordine degli Avvocati di Firenze. È inoltre convenzionata con l’Automobile Club Roma.
Queste collaborazioni rafforzano il legame con il mondo legale e istituzionale e garantiscono un approccio professionale, qualificato e conforme agli standard richiesti.

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