Concorrenza parassitaria

Concorrenza parassitaria: cos’è e cosa comporta?

Concorrenza parassitaria: è concorrenza sleale

La concorrenza parassitaria è un atto di concorrenza sleale, ovvero un metodo contrario all’etica commerciale, tale da danneggiare un concorrente. Più propriamente è un atto di concorrenza sleale atipico, rientrante nella fattispecie prevista al comma 3 dell’art. 2598 del Codice civile, quale punisce:

“chiunque si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda”.

Concorrenza parassitaria: in cosa consiste

Si definisce concorrenza parassitaria la sistematica imitazione di iniziative o idee di imprenditori concorrenti, le quali subiscono una conseguenziale e inevitabile perdita di originalità e individualità.

Si tratta di una pratica lesiva non solo per la singola impresa competitor a cui viene sottratto il valore dell’unicità strategica, ma anche per il mercato nel suo complesso, venendo meno i principi di innovazione e diversificazione dell’offerta.

La concorrenza parassitaria è dunque tale se:

  • sussiste un concreto sfruttamento di iniziative o idee commerciali altrui;
  • tali iniziative o idee commerciali prima di essere impropriamente utilizzate erano di fatto originali;
  • l’imitazione è ricorrente, cioè reiterata;
  • l’imitazione è idonea a recare danno (economico o reputazionale) all’altrui impresa, che sia essa commessa con colpa o con dolo.

Concorrenza parassitaria: tipi

Concorrenza parassitaria diacronica

La concorrenza parassitaria ha fatto ufficialmente il suo ingresso nell’ ordinamento giuridico italiano (sotto il comma 3 dell’art. 2598 c.c.) con la celebre pronuncia della Corte di Cassazione del 17 aprile 1962, n. 752 (caso Alemagna contro Motta).

Stante la mancanza di una accurata definizione di concorrenza parassitaria da parte del legislatore, la massima tratta dalla sentenza fu a tale scopo – all’epoca come oggi – di primaria importanza:

“La concorrenza parassitaria è quella che si attua attraverso la sistematica riproduzione delle realizzazioni del concorrente nei vari campi e che consiste nell’imitare non un singolo marchio o un singolo brevetto o una singola iniziativa, ma tutta una serie di marchi, di brevetti, di iniziative, di tipi di prodotti, di forme di pubblicità, di sistemi di lavorazione, di criteri di vendita, di forme di imballaggio e così via, in guisa che l’imprenditore venga a collocarsi in modo continuativo nella scia del concorrente”.

 

Tuttavia, c’è da precisare che tale pronuncia ammetteva come unica ipotesi di concorrenza sleale parassitaria quella cosiddetta diacronica. Fattispecie per cui il fattore della sistematicità, ovvero della reiterazione – che abbiamo visto essere un presupposto di identificazione dell’illecito – è nel tempo.

Concorrenza parassitaria sincronica

Nella prima metà degli anni ’80, con la pronuncia n. 5852 del 17 novembre 1984 (caso Application des Gaz contro Liquigas Italiana), la Suprema Corte ha introdotto una nuova ipotesi di concorrenza parassitaria, quella cosiddetta sincronica, per cui la sistematicità o reiterazione è nella quantità. Difatti, ha affermato che:

“non v’è ragione di ritenere indispensabile la ripetitività nel tempo di più atti imitativi, essendo perfettamente logico che, la sistematicità e continuità, da cronologicamente successive che sono nell’ipotesi di base, possano anche essere simultanee ed esprimersi nei caratteri quantitativi dell’imitazione”.

E dunque, tanto per la fattispecie diacronica che per quella sincronica è indispensabile che venga riconosciuta una pluralità di atti imitativi, quale nel primo caso si realizza col trascorre del tempo, nel secondo si realizza simultaneamente (in una sola volta) ma su più fronti.

Concorrenza parassitaria: le forme di tutela

La sospetta anticoncorrenzialità parassitaria va – in primis – appurata e dimostrata mediante prove documentali e testimoniali ammissibili in giudizio. Qui, integrati gli estremi dell’illecito in questione, la legge procederà con:

  • il sequestro giudiziario, ex art. 670 c.p.c.;
  • l’inibitoria, ex art. 2599 c.c.;
  • altri provvedimenti d’urgenza ex art. 700 c.p.c.;
  • risarcimento del danno ex art. 2600 c.c.;
  • pubblicazione della sentenza ex art. 2600 c.c.