Come riconoscere uno stalker

Come riconoscere uno stalker: analisi dei tratti distintivi

Stando al report del Servizio Analisi Criminale, sono 12.491 i casi di stalking registrati, in Italia, nel 2023. I dati Istat ci dicono che il 21,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni (pari a 2 milioni 151 mila) ha subito comportamenti persecutori nell’arco della propria vita. Da tali allarmanti evidenze deriva la necessità di conoscere e comprendere il fenomeno. La domanda, a tal proposito, è: come riconoscere uno stalker? Analizziamone i tratti distintivi.

Stalking: origine e definizione

Un excursus

Etimologicamente, il termine stalking – derivante dall’inglese to stalk e traducibile nella nostra lingua come “appostamento o pedinamento furtivo” – spiega l’atteggiamento tipico di un cacciatore nei confronti della preda.

Tra gli anni ’60 e’90, l’espressione inizia ad essere utilizzata per tratteggiare il comportamento morboso e assediante mostrato dagli ammiratori nei confronti dei personaggi pubblici. Più tardi, sociologi e psichiatri rilevano e denunciano tale modalità di interazione non funzionale anche tra persone non famose, fino a suscitare l’interesse del mondo scientifico, della società̀ civile, dei media e, ultimo, del legislatore.

Si giunge così, negli anni 2000, all’introduzione nell’ordinamento italiano:

  • del reato di “atti persecutori”, 612 bis c.p., introdotto nel 2009;
  • del cosiddetto Codice Rosso, procedura d’urgenza prevista dalla legge 19 luglio 2019 n. 69.

La descrizione

Nel Dizionario di Economia e Finanza (2012), alla voce stalking, si legge:

“Comportamento persecutorio (detto anche sindrome del molestatore assillante) di un individuo (stalker) che impone alla sua vittima attenzioni non gradite, le quali, generando stati di ansia e paura, ledono la libertà, la privacy e la tranquillità della persona molestata. […]”

Stalker: definizione caratterizzazione

Sempre alla stessa voce del Dizionario di Economia e Finanza, si delinea il profilo dello stalker:

“Il comportamento dello stalker è caratterizzato da un’ossessione più o meno marcata per la persona oggetto delle sue attenzioni, e dall’assoluta mancanza di rispetto per la sua autonomia decisionale e identità. I suoi comportamenti persecutori vanno da telefonate, lettere, sms (di contenuto sentimentale o, al contrario, minatorio) fino ad appostamenti, minacce, atti vandalici e simili, e possono degenerare in aggressioni fisiche o addirittura nell’uccisione della vittima.”

Lo stalker può essere un estraneo, ma più frequentemente è un conoscente (spesso un ex partener); può essere di entrambi i sessi, ma statisticamente il numero dei maschi risulta essere nettamente maggiore.

Come riconoscere uno stalker: la classificazione di Mullen

Nella letteratura scientifica sono state pubblicate diverse classificazioni dello stalker, la più nota e utilizzata è quella di Paul Mullen, risalente al 1999, stilata sulla base delle seguenti variabili:

  • il tipo di relazione che intercorre tra vittima e l’autore di stalking;
  • gli scopi perseguiti dallo stalker attraverso i comportamenti di molestie assillanti:
  • la presenza/assenza di disturbi mentali.

Il docente di Forensic Psychiatry alla Monash University di Melbourne ne ha tratto 5 diverse categorie di stalker.

1. Il rifiutato

Il contesto è quello della rottura di una relazione profonda e intima di natura sentimentale, sessuale o – meno frequentemente – familiare o d’amicizia. Ciò che spinge il rifiutato sono i desideri di restaurare il rapporto perduto o di vendicare il rifiuto percepito o entrambi, in un’oscillazione continua.

Psicologicamente, questo tipo di stalker viene descritto come il risultato di un forte attaccamento alla vittima (sintomo patologico di insicurezza e scarsa autostima) e della conseguente tendenza a considerare l’assenza dell’altro come un abbandono. Motivo per cui, per il rifiutato, la persecuzione rappresenta una certa forma di relazione, sicuramente più accettabile e rassicurante rispetto all’alternativa: la perdita totale, percepita come angosciante.

2. Il risentito

Il risentito crede di essere vittima di maltrattamenti, umiliazioni o di qualche forma di ingiustizia; il suo intento è vendicarsi del torto subito e “pareggiare i conti”. Alla base vi è una tendenza paranoica, un disturbo psichico che induce a una scarsa analisi della realtà.

Il risentito persegue perché si sente perseguitato, e nella persecuzione ritrova un giustificato senso di potere e controllo.

3. Il cercatore d’intimità

Questo tipo di stalker si sviluppa in un contesto di solitudine, di mancanza di legami profondi. Bersagli del cercatore di intimità sono estranei o conoscenti. È mosso dalla convinzione vaneggiante che la vittima nutra per lui sentimenti d’amore o attrazione erotica. Egli sostituisce il reale con l’immaginario: azioni, reazioni ed emozioni. Tale atteggiamento è detto: delirio erotomane.

Nella persecuzione, il cercatore di intimità trova gratificazione per aver stabilito quella ch’egli crede una connessione emotiva.

4. Il corteggiatore incompetente

È un tipo di stalker alimentato da: scarsa o inesistente competenza relazionale, insensibilità e limitazioni cognitive. Il suo intento non è la ricerca di un legame amoroso ma di una relazione sessuale di breve termine. Se frustrato dalla mancanza di risultati, il corteggiatore incompetente diviene opprimente, aggressivo e villano.

Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la stessa vittima, tende però a riproporre i medesimi schemi comportamentali cambiando obbiettivo.

5. Il predatore

È, fortunatamente, la categoria più rara. Il fine del predatore è di natura sessuale. Usa la violenza diretta e la paura come strumenti, per lui fonti d’eccitazione.

Lo stalking predatorio nasce nel contesto di pratiche e interessi sessuali devianti, può toccare anche sfere di disturbi come la pedofilia.

Riconosciuti i segnali, ecco quando e come agire in caso di stalking, ai sensi dell’art. 612 bis c.p.