Assegno divorzile

Assegno divorzile: tutto quello che c’è da sapere

Assegno divorzile: le informazioni essenziali

Cos’è

All’art. 5, comma 6, della legge sul divorzio (L. 1 dicembre 1970, n. 898) si legge:

“Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.”

È, quindi, un emolumento previsto e stabilito dalla legge e disposto dal giudice a favore dell’ex coniuge economicamente più debole.

Chi corrisponde l’assegno è definito ex coniuge obbligato o onerato; chi riceve l’assegno viene definito ex coniuge beneficiario o avente diritto.

La funzione

Nel pieno rispetto degli artt. 2 e 29 della Costituzione, dai quali discende il principio di solidarietà post-coniugale, l’assegno divorzile svolge una composita funzione:

  • assistenziale, finalizzata a garantire l’indipendenza o l’autosufficienza economica dell’ex coniuge;
  • perequativa, ossia equilibratrice; non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio personale e familiare;
  • compensativa, ha lo scopo di tutelare soprattutto quelle situazioni caratterizzate da una sensibile disparità economico-patrimoniale conseguente alle scelte e alle circostanze derivanti dalla conduzione della vita familiare; in altri termini, serve a ricompensare l’ex coniuge beneficiario dei sacrifici fatti durante il matrimonio.

I presupposti

In base all’orientamento giurisprudenziale affermatosi a partire dalla sentenza a Sezioni Unite n.18287/2018, per decidere sull’assegno divorzile il tribunale procede con:

  1. la comparazionedelle condizioni economiche e patrimoniali dei coniugi;
  2. la verifica della mancanza di mezzi adeguatio dell’impossibilità oggettiva a procurarseli; si considerano “adeguati” i mezzi non circoscritti alla pura sopravvivenza ma ancorati a un criterio di normalità;
  3. l’accertamento rigoroso delle cause della sperequazione (disuguaglianza economico-finanziaria) tra i coniugi.

Per la verifica della sperequazione il tribunale deve tenere conto dei criteri dettati dall’art. 5 comma 6 L. 898/70, ovvero:

  • del contributo che il richiedente ha apportato alla vita familiare e al patrimonio di ciascuno o di quello comune;
  • del nesso causaletra le scelte comuni dei coniugi durante il matrimonio e la situazione del richiedente al momento del divorzio ((tenendo conto anche delle eventuali aspettative professionali sacrificate);
  • delle condizioni personali del richiedente(età, stato di salute, capacità lavorativa, ecc.);
  • della durata del matrimonio.

La valutazione

L’importo dell’assegno divorzile viene quantificato tenendo conto di tutte e tre le funzioni dell’assegno (assistenziale, compensativa, perequativa) e dei presupposti sopra elencati.

La rivalutazione

Il comma 7 dell’art. 5 L. 898/70 prevede che il tribunale, nella pronuncia che dispone l’assegno divorzile, indichi il criterio di rivalutazione dell’importo dello stesso, allo scopo di mantenerlo automaticamente adeguato al costo di vita, con il passare del tempo. Il ricalcolo avviene solitamente attraverso gli indici Istat (indici di prezzi al consumo pubblicati periodicamente in gazzetta ufficiale e sul sito dell’ISTAT).

Il pagamento una tantum

Il comma 8 dell’art. 5 L. 898/70 prevede la possibilità che gli ex coniugi possano decidere per il pagamento in un’unica soluzione anziché mediante corresponsione periodica. L’accordo delle parti dev’essere tuttavia sottoposto al giudizio del tribunale, che dovrà valutarne l’equità.

La scelta dell’una tantum preclude la possibilità di avanzare future richieste di carattere economico.

La revisione

L’art. 9 della Legge 898/70 consente espressamente la possibilità di chiedere la revisione dell’assegno divorzile quando, dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, mutano le condizioni economiche degli ex coniugi.

Come, per esempio, nei casi della perdita definitiva del posto di lavoro da parte dell’obbligato o, al contrario, della sottoscrizione di un contratto di lavoro stabile da parte del beneficiario (Cassazione civile, ordinanza n. 7230/2020).

La revoca

Il comma 10 dell’art. 5 L. 898/1970 prevede che il beneficiario perde il diritto all’assegno divorzile quando convola a nuove nozze.

La recente giurisprudenza ha ritenuto causa della revoca dell’assegno anche l’instaurarsi di una convivenza di fatto, purché di natura stabile e duratura.

Assegno divorzile e assegno di mantenimento: le differenze

L’assegno di mantenimento e quello divorzile non vanno confusi perché:

  • l’assegno di mantenimento è erogato in favore del coniuge, viene attribuito all’esito di un procedimento di separazione, in cui il vincolo coniugale è solo attenuato ma ancora esistente; decorre dal momento della domanda;
  • l’assegno di divorzio o divorzile è erogato in favore dell’ex coniuge, viene attribuito all’esito di un procedimento di divorzio, in cui il vincolo coniugale è definitivamente sciolto; decorre dal passato in giudicato della sentenza.

Inoltre, l’assegno di mantenimento, a differenza di quello divorzile, ha funzione assistenziale e perequativa ma non compensativa.