Abuso legge 104

Abuso legge 104: quando avviene e come viene sanzionato?

Legge 104: cos’è

La legge 5 febbraio 1992 n. 104 è il riferimento legislativo per i diritti di assistenza e integrazione sociale delle persone disabili.

Le finalità (H3)

La legge 104, così come espressamente dettato dall’art. 1, mira a:

  • garantire il rispetto della dignità umana e dei diritti della persona disabile all’interno di tutti gli ambiti della vita sociale, dunque in famiglia, scuola, lavoro e società;
  • prevenire e rimuovere tutte quelle circostanze che minano l’autonomia del disabile e la realizzazione piena dei suoi diritti civili, politici e patrimoniali;
  • perseguire, dove possibile, il pieno recupero della persona mediante l’ausilio di servizi e prestazioni, anche di natura giuridico-economica;
  • predisporre interventi per contrastare e debellare l’emarginazione del disabile.

Le agevolazioni

Per perseguire le finalità sopra elencate, la legge 104 ha previsto una serie di agevolazioni a favore delle persone disabili. Si tratta specificatamente di linee guida:

  • per l’integrazione scolastica, a garanzia di un’efficiente educazione e istruzione delle persone disabili (art.12-17)
  • per l’inserimento nel mondo del lavoro(art. 18-22)
  • per larimozione delle barriere architettoniche, per la mobilitazione e la comunicazione (art.23-29);
  • per l’assistenza (art. 33)

L’assistenza

Posto che l’autonomia e l’integrazione sociale delle persone con handicap si possa raggiungere garantendo loro sostegno, tra le agevolazioni previste dalla legge 104 non può che rientrare anche il diritto a ricevere adeguata assistenza familiare.

L’art. 33 della legge 104/92, aggiornato dal D.lgs n. 105/2022, in attuazione della Direttiva Europea 2019/1158, sancisce la possibilità di usufruire di permessi lavorativi retribuiti da utilizzare per fornire o ricevere assistenza.

Oltre, quindi, che il diretto interessato, ovvero colui che è affetto da handicap in situazione di gravità, può fruire di tali permessi anche:

  • il coniuge o i genitori (biologici, adottivi e affidatari) del disabile in situazione di gravità, dunque;
  • i parenti o affini entro il secondo gradodella persona disabile in situazione di gravità; eccezionalmente estesa al terzo grado laddove i genitori o il coniuge della persona disabile in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti (ovvero assenti fisicamente o giuridicamente).

L’art.33 offre anche contezza della misura dei permessi.

Il lavoratore disabile ha facoltà di beneficiare alternativamente di:

  • 2 ore di permesso giornaliero;
  • 3 giorni di permesso mensile, frazionabili anche in ore.

I genitori biologici, adottivi o affidatari del disabile che abbia meno di 3 anni possono beneficiare alternativamente di:

  • 2 ore di permesso giornaliero
  • 3 giorni di permesso mensile, frazionabili anche in ore
  • prolungamento del congedo parentale.

I genitori biologici, adottivi o affidatari del disabile che abbia tra i 3 e i 12 anni possono beneficiare alternativamente di:

  • 3 giorni di permesso mensile, frazionabili anche in ore
  • prolungamento del congedo parentale.

Il coniuge o compagno (parte dell’unione civile o convivente di fatto), i parenti e affini e i genitori biologici, adottivi o affidatari del disabile che abbia più di 12 anni possono beneficiare di:

  • 3 giorni di permesso mensile, frazionabili anche in ore.

Legge 104: le varie forme di abuso

La legge è chiara: lo scopo dei permessi lavorativi retribuiti è poter aiutare e curare il parente disabile. Accade però, purtroppo non di rado, che i permessi 104 vengano utilizzati:

  • come ferie, per soddisfare bisogni e desideri personali (vacanze, attività sportive distanti dal disabile, ecc.);
  • per svolgere un doppio lavoro.

Il lavoratore che utilizza i permessi per finalità diverse dall’assistenza al familiare disabile commette un illecito.

Il datore di lavoro può rifiutarsi di concedere i permessi previsti dalla legge 104? (H3)

Nessun datore di lavoro, in nessun caso, può negare al lavoratore i permessi legittimamente concessi secondo l’iter previsto dalla legge 104.

La prestazione economica erogata al dipendente che usufruisce di questi permessi è corrisposta dall’Inps e solo anticipata dall’azienda, la quale recupererà le somme versate in un secondo momento.

Quello che il datore di lavoro ha facoltà di fare, a tutela dei propri interessi imprenditoriali, è verificare, lì dove ci sia il sospetto di intenti fraudolenti, che l’uso dei permessi avvenga per scopi legittimi.

Abuso legge 104: i controlli investigativi

Per appurare la liceità delle finalità con cui il lavoratore usa i permessi 104, l’azienda può ricorrere all’ingaggio di un’agenzia investigativa, a patto che il controllo del dipendente non sia diretto alla verifica della prestazione lavorativa (prerogativa riservata al datore di lavoro e ai superiori gerarchici) ma all’accertamento di un illecito, quand’anche vi sia solo un mero sospetto.

Il controllo investigativo è legittimamente ammesso anche nei periodi di sospensione dell’attività lavorativa, al fine di consentire all’azienda di accertare comportamenti del dipendente che, pur se resi al di fuori dell’orario di lavoro, sono indicativi, del corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro. (Corte di Cassazione, n. 4670 del 18 febbraio 2019)

Abuso legge 104: le sanzioni disciplinari

L’uso improprio dei permessi legge 104 è sanzionabile sul piano disciplinare, apre cioè al rischio di licenziamento per giusta causa, dovuto alla violazione del vincolo fiduciario tra azienda e lavoratore.

Dal canto suo, l’azienda è tenuta, per poter intimare il licenziamento, a rispettare la procedura prevista dallo Statuto dei lavoratori (Legge n. 300/70) in materia di procedimenti disciplinari.

Abuso legge 104: le sanzioni penali

L’utilizzo improprio dei permessi 104 espone il lavoratore anche a possibili responsabilità penali, ai sensi dell’art. 316 ter c.p., per aver indebitamente percepito indennità statali.

Il reato è punibile d’ufficio con la reclusione da sei mesi a tre anni o, al contrario, una sanzione amministrativa da 5.164 a 25.822 euro se la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a 3.999,96 euro.